sabato 20 gennaio 2018

Il gatto che regalava il buonumore

Cari lettori, oggi vi recensirò il terzo libro della serie di Rachel Wells, "Il gatto che regalava il buonumore", edito da Garzanti.

Ancora una volta ritroviamo il simpaticissimo e sensibilissimo gatto Alfie, ora più adulto e maturo, purtroppo alle prese con una cocente delusione d'amore: Palla di Neve, infatti, la gatta con cui aveva intrecciato una relazione "felina", si trasferisce con i suoi padroni lontana da Edgar Road, e il nostro micio soffrirà non poco...

Jonathan e Claire, allora, decideranno che l'unico che può distrarlo è George, un gattino che la coppia deciderà di adottare. Se all'inizio Alfie rimarrà spiazzato da questo cucciolo, provando a tratti sentimenti molto simili alla gelosia, basterà davvero poco per fargli cambiare idea e affezionarsi a questa creaturina, che "adotterà" come una sorta di padre "felino" assieme a Tigre, la sua gatta migliore amica, che non ha mai negato i sentimenti che prova per Alfie.

Ma la tranquillità è destinata a durare poco, e ben presto sia i padroni di Alfie sia gli stessi gatti di Edgar Road saranno alle prese con problemi non da poco. Per esempio, Claire vorrebbe tanto adottare un figlio, ma Jonathan è convinto che non sarebbe mai in grado di amare il figlio di un altro; il marito di Polly, invece, si ritroverà all'improvviso senza lavoro, mentre la moglie comincerà una professione a tempo pieno, e questo scambio di ruoli avrà ripercussioni non da poco sulla loro vita di coppia. Infine, anche la sua amata famiglia polacca dovrà fare i conti con una crisi: il capofamiglia, infatti, dopo il successo del primo ristorante comincerà a dedicarsi all'apertura di nuovi locali, che però potrebbero sottrargli il tempo che potrebbe riservare alla sua splendida famiglia.

Alfie cercherà più che può di aiutare i suoi amici umani, con quel pizzico di ingenuità e incoscienza che lo potrebbe trascinare ancora una volta in un mare di guai: perchè è da tempo che, nella sua zona, i gatti continuano a scomparire, per non riapparire mai più. E Alfie, o Tigre, o George, potrebbero essere i prossimi. Quale mistero si nasconde in quel quartiere che, fino a quel momento, è sempre stato così tranquillo e pacifico? 

Tra misteri, problemi, pericoli e buoni sentimenti, la Wells ci trasporta ancora una volta in Edgar Road coinvolgendo il lettore nel mondo di Alfie. Se nei primi romanzi l'autrice aveva affrontanto temi molto attuali e scottanti come il problema dell'integrazione, della depressione post partum, del bullismo, anche in questo terzo libro trovano spazio argomenti tipici della nostra epoca e che possono suscitare molti spunti di riflessione, come l'adozione, lo scambio di ruoli tra uomo e donna, il rapporto famiglia/lavoro. Lo stile è sempre semplice e fluido (carinissima la grafica che introduce ogni capitolo!) e con quel pizzico di mistero che fidelizza il lettore alla lettura. Certo, più passano i libri e più Alfie sembra assomigliare a una persona adulta più che a un gatto però, accettato questo, la storia risulterà gradevole, appassionante e ricca di tematiche importanti.

giovedì 18 gennaio 2018

Il tatuatore di Auschwitz

Cari lettori, tra le nuove uscite della settimana vi voglio segnalare questo romanzo, in attesa di celebrare la giornata dedicata alla memoria delle vittime dei campi di concentramento:

TRAMA (da amazon)

Il cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento non saranno più donne, saranno solo una sequenza inanimata di numeri tatuati sul braccio. Ad Auschwitz, è Lale a essere incaricato di quell’orrendo compito: proprio lui, un ebreo come loro. Giorno dopo giorno Lale lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo finché una volta alza lo sguardo, per un solo istante: è allora che incrocia due occhi che in quel mondo senza colori nascondono un intero arcobaleno. Il suo nome è Gita. Un nome che Lale non potrà più dimenticare.
Perché Gita diventa la sua luce in quel buio infinito: racconta poco di lei, come se non essendoci un futuro non avesse senso nemmeno un passato, ma sono le emozioni a parlare per loro. Sono i piccoli momenti rubati a quella assurda quotidianità ad avvicinarli. Dove sono rinchiusi non c’è posto per l’amore. Dove si combatte per un pezzo di pane e per salvare la propria vita, l’amore è un sogno ormai dimenticato. Ma non per Lale e Gita, che sono pronti a tutto per nascondere e proteggere quello che hanno. E quando il destino tenta di separarli, le parole che hanno solo potuto sussurrare restano strozzate in gola. Parole che sognano un domani insieme che a loro sembra precluso. Dovranno lottare per poterle pronunciare di nuovo. Dovranno conservare la speranza per urlarle finalmente in un abbraccio. Senza più morte e dolore intorno. Solo due giovani e la loro voglia di stare insieme. Solo due giovani più forti della malvagità del mondo.
Il tatuatore di Auschwitz è il libro del 2018 e nessun editore ha potuto lasciarsi scappare una storia così intensa da far vibrare le corde più profonde dell’animo. Una storia che presto diventerà un film. Il dolore che Lale e Gita hanno conosciuto e l’amore grazie al quale lo hanno sconfitto sono un insegnamento profondo: perché restano ancora molte verità da scoprire sull’Olocausto e non bisogna mai smettere di ricordare. Un romanzo sul potere della sofferenza e sulle luci della speranza. Su una promessa di futuro quando intorno tutto è buio.

mercoledì 17 gennaio 2018

Sant'Antonio Abate: tradizioni in alcune zone d'Italia

Cari lettori, oggi è il 17 gennaio, S. Antonio Abate, protettore degli animali. Il culto affonda le sue radici nel paganesimo, anche se poi si è legato alle tradizioni cristiane. Negli anni scorsi vi ho parlato della leggenda del Santo e della simbologia del fuoco, dato che questo giorno è caratterizzato dall'accensione di numerosi falò, che simboleggiano il passaggio dalla rigidità dell'inverno a giornate più miti e meno buie. Quest'anno ho invece deciso di segnalarvi alcuni riti, tre per la precisione, che vengono celebrati in questa giornata in varie zone d'Italia:



- Nei paesi della Brianza il rito del falò rappresenta un momento di purificazione. Le fiamme del fuoco rimandano alla vittoria della luce sulle tenebre, in segno di un continuo rinnovamento. Rinnovamento che si esprime anche nel bruciare tutte le cose vecchie, in attesa delle novità che i credenti chiedono al Santo. In passato le braci venivano poi usate per il focolare domestico, o per la "molega", una specie di scaldino utilizzato per riscaldare il letto durante le gelide notti invernali. In questa occasione è solita anche la benedizione degli animali;

- A Fara Filorum Petri, ai piedi della Majella, la tradizione legata a S. Antonio è molto sentita. In questo periodo ogni contrada realizza la sua "farchia", canne legate a rami di salice rosso a forma di cono che, il 16 gennaio, vengono portate in processione fino alla chiesa di S. Antonio. In seguito vengono accese, mentre vengono intonati dei canti. Il 17, invece, durante la messa, vengono benedetti dei panini, che raggiungeranno poi le tavole delle varie famiglie. Questo rito ha origine antichissime: risalirebbe addirittura al 1799, anno in cui il Santo aiutò la popolazione contro l'invasione dei francesi scatendando degli incendi. Le farchie simbolerebbero quindi le fiamme attraverso le quali la città riuscì a salvarsi dai nemici;

- A Sutri, invece, la tradizione legata al culto di S. Antonio è ancora più antica, dato che viene fatta risalire al 1300. Essa inizia proprio oggi e dura una settimana intera: in questi giorni si svolge il cosiddetto "Corteo della cavalleria". All'inizio della sfilata i cavalieri sfilano in coppia fino alla casa del cavaliere che conserva il vessillo dello scorso anno, il "Socio uscente". Quest'ultimo sfila al primo posto del corteo, sventolando lo stendardo con l'immagine del Santo che poi passerà a un nuovo cavaliere, che diventerà il nuovo Socio. Tutto questo dopo la benedizione del vessillo.

Questi sono solo alcuni dei riti che coinvolgono la nostra penisola, piccole memorie di un Paese dalle ricche tradizioni che sono sempre interessanti conoscere e mantenere vive nel corso degli anni. Se avete voglia di raccontare le tradizioni del vostro paese fatelo pure nei commenti, nel frattempo vi segnalo uno spunto letterario a tema:

TRAMA (da amazon)

Molto prima che ciò fosse una pratica comune tra i cristiani, Antonio praticò l'ascetismo nel deserto ad imitazione di Cristo e le sue tentazioni demoniache descritte nella biografia scritta da Sant'Atanasio hanno costituito il tema favorito di molti pittori ed ispirato "La Tentation de Saint Antoine" di Gustave Flaubert. Padrone del fuoco e protettore degli animali, viene spesso raffigurato con accanto una fiamma ed un maialino, ragione per cui è anche chiamato "Sant'Antonio del porcello". Egli era il santo prediletto dai contadini ed inoltre patrono dei cestai, dei macellai, dei ceramisti e di molte altre professioni, ma era famoso soprattutto per le sue capacità curative sì da divenire il santo taumaturgo per eccellenza. L'ergotismo, l'eresipela e l'herpes zoster sono i tre disturbi più importanti che sono stati riconosciuti nei secoli. Ancora oggi, in Italia, l'herpes zoster è comunemente chiamato "Fuoco di Sant'Antonio".

Fonti:



martedì 16 gennaio 2018

In lettura... #3

Cari lettori, eccoci arrivati alla rubrica settimanale in cui vi racconto quello che sto leggendo:

Ho iniziato da pochissimo questo romanzo, che stava sulla mia wish list da quest'estate. Dal vivo la cover è ancora più bella, ma anche la storia sembra carina. Anzi, quello che si preannunciava essere un semplice romanzo rosa, pare nascondere qualche risvolto mistery, che non posso non apprezzare! Il giudizio dopo i primi due (brevissimi) capitoli è più che positivo, anche se al momento ho conosciuto solo i personaggi principali e il mistero che lega uno di loro...






 

Nel frattempo sto continuando la lettura di quest'altra storia, che procede lentamente non perchè non sia bella ma perchè ho comprato il libro e non l'ho preso in prestito dalla biblioteca come faccio di solito. La trama continua a piacermi, anche se in verità ho preferito i primi capitoli (quelli in cui la protagonista sta cercando di avviare la sua nuova attività) dato che quelli che sto leggendo ora sono un tantino sdolcinati. Nel complesso, però, rimane ancora una storia molto piacevole da leggere!








E anche per questa settimana è tutto! E voi, cosa state leggendo in questo periodo? Giallo, rosa, fantasy...?

lunedì 15 gennaio 2018

Fiabe & Curiosità: la Bella e la Bestia

Cari lettori, con oggi inauguro la nuova rubrica mensile del 2018, che ci terrà compagnia per i prossimi dodici mesi. Quest'anno ho deciso di raccontarvi, mese per mese, qualche curiosità su come sono nate le fiabe più famose che conosciamo, soffermandomi sulla loro nascita, le varie versioni e tutto ciò che potrebbe stuzzicare la vostra curiosità. Per questo mese ho deciso di parlarvi di una delle mie fiabe preferite, "La Bella e la Bestia".


Forse non tutti sanno che la storia affonda le sue radici su una vicenda realmente accaduta nel XVI secolo. La Bestia sarebbe Pedro Gonzales, un uomo affetto da ipertricosi che fu catturato a Tenerife durante la conquista spagnola dell'isola. L'uomo fu poi donato come regalo di nozze ai francesi Enrico II e Caterina de' Medici. I sovrani decisero di educare l'uomo e di offrirgli un ricco bagaglio culturale; a un certo punto Caterina pensò che sarebbe stato opportuno trovargli una moglie e lo fece sposare a una donna, Catherine Raffellin, con la speranza che anche i figli nascessero pelosi come lui. Possedere persone così particolari, infatti, era considerato un tocco di prestigio per la corte, dato che conferiva quel pizzico di esotismo che andava di moda. 

Pedro e la moglie ebbero molti figli, sei per la precisione, alcuni (quattro, probabilmente) con lo stesso problema del padre. In seguito, con la caduta della dinastia dei Valois, Pedro venne venduto ai Farnese del ducato di Parma, che offrirono a lui e alla sua famiglia una residenza nei pressi del lago di Bolsena, dove continuarono a vivere tranquillamente in cambio di qualche pubblica esibizione. Il suo fu un matrimonio felice e anche la moglie, inizialmente spaventata dalle sue fattezze, alla fine capì che era un uomo buono e molto intelligente. La loro unione durò più di quarant'anni e terminò con la morte di Pedro, avvenuta quando aveva 86 anni. Oggi, Pedro è considerato il più antico caso di ipertricosi.


Fu da questa vicenda che si sviluppò la celebre fiaba, la cui attestazione più antica risale al 1550, ad opera dello scrittore Straparola, che inserì lo scritto nella sua antologia "Le piacevoli notti".  Ma la storia che tutti conosciamo fu narrata per la prima volta da due scrittrici francesi, Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve nel 1740 e da Jeanne-Marie Leprince de Beaumont nel 1756, che riprese la storia di Madame Gabrielle riducendone alcune parti. Quest'ultima versione è quella più conosciuta, ed è stata anche utilizzata nelle versioni cinematografiche e, in parte, nello sviluppo della trama del cartone della Disney.

E questo è tutto. Cosa pensate della nuova rubrica? La trovate interessante? In attesa di conoscere qualche vostro parere vi dò appuntamento al prossimo mese con un'altra fiaba!

Fonti:






sabato 13 gennaio 2018

La ghostwriter di Babbo Natale

Cari lettori, ho terminato l'anno dicendovi che non avrei più comprato ebook, dato che ho solo kindle per pc, invece, contrariamente alle previsioni, pochi giorni fa ho letto un breve romanzo in formato digitale, ma solo perchè è stato scritto da una delle mie scrittrici preferite, Alice Basso.

Anche se le feste natalizie sono ormai terminate, è stato divertente e piacevole leggere questa breve storia, in attesa del nuovo romanzo di Alice in uscita nel mese di aprile.

Protagonista della storia è sempre Vani (una giovane Vani, per la precisione), la ghostwriter che abbiamo imparato a conoscere nei tre romanzi precedenti. Questa volta la troviamo alle prese con l'influenza, una brutta seccatura, che potrebbe però salvarla dal dover trascorrere le feste di Natale con la sua famiglia. La madre comunque non si arrende, e organizza la cena della Vigilia proprio a casa sua. 

Ma un curioso imprevisto aggiungerà un po' di pepe a una serata che si annuncia catastrofica: la famiglia del piano di sopra (composta da una giovane Morgana e da sua madre), anch'essa alle prese con una festa/cenone, viene turbata dalla sparizione di un regalo di Natale, un prezioso trenino destinato uno dei bimbi invitati. Con la solita intelligenza, ironia e arguzia che sono solita contraddistinguerla, Vani prenderà in mano la situazione, cercando di risolvere il "caso", diventando niente popò di meno che... la ghostwriter di Babbo Natale! Perchè solo grazie alle parole di quest'uomo così speciale i bambini presenti potrebbero confessare la verità...

Il racconto è davvero molto carino e si legge tutto d'un fiato, non solo per la brevità, ma soprattutto per il fatto di essere coinvolgente, sia per la storia sia per lo stile, sempre preciso, scorrevole e con quella sottile ironia che contraddistingue i romanzi di Alice Basso. Un racconto piacevole per passare un momento lieto che consiglio a tutti gli appassionati della serie, ma anche a chi abbia voglia di leggere una breve storia scritta bene e originale.

giovedì 11 gennaio 2018

La felicità arriva quando scegli di cambiare vita

Cari lettori, tra i nuovi romanzi appena usciti in libreria, questa settimana vi voglio segnalare questa storia, dalla trama davvero carina:

TRAMA (da amazon)

Per il manager Maximilien Vogue la giornata è iniziata con il piede sbagliato. Sta di nuovo litigando con la bella Julie che ora, stanca delle continue discussioni, gli porge un volantino con la presentazione di un corso quanto mai insolito. Un corso tenuto da una donna altrettanto stravagante. Si chiama Romane e di professione combatte l’arroganza sempre più diffusa. È convinta che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti praticassimo la gentilezza. Lei sa come insegnarla e offre un biglietto di sola andata per la felicità a chi sceglie di mettersi in gioco. Da buon scettico, Maximilien non crede a una sola parola. Ma poi, un po' per gioco un po' per curiosità, decide di iscriversi al corso. Dapprima i consigli di Romane gli sembrano semplici e banali. Eppure, a poco a poco, si accorge che dentro di lui qualcosa sta cambiando. Scopre che basta un piccolo gesto, ogni giorno, per ritrovare il piacere della condivisione e la bellezza della quotidianità: al mattino dedicare almeno un’ora a prendersi cura di un fiore o di un animale domestico; annotare quanti «grazie» riusciamo a dire prima di andare a letto; imparare a riconoscere e accettare gli errori commessi durante la giornata. E si rende conto che non c’è niente di meglio che trascorrere del tempo con gli amici e riprendere la buona vecchia abitudine di stringere la mano per ritrovare rapporti autentici e duraturi. Perché è solo mostrando il nostro lato più sensibile e attento alle esigenze degli altri che possiamo cambiare la nostra vita e raggiungere la felicità. Quella vera che, una volta trovata, non si può più dimenticare.