lunedì 30 aprile 2018

La lanterna dell'amicizia - Una lunga estate noiosa

Cari lettori, oggi ho deciso di pubblicare sul blog la mia breve storia per bambini, che ho scritto l'anno scorso. S'intitola "La lanterna dell'amicizia" e pubblicherò un capitolo ogni lunedì. Oggi vi presento il primo, dal titolo "Una lunga estate noiosa":




Per Amina l’ultimo giorno di scuola non era stato un momento di gioia come per i suoi compagni di classe. 

 Nell’aria si respirava un clima di eccitazione: le maestre avevano deciso di far trascorrere le ultime ore del pomeriggio coinvolgendo i loro alunni in giochi a squadre, nella palestra situata al piano terra del grande istituto, ma la maggior parte dei suoi compagni badava poco alle attività, preferendo parlare con entusiasmo dei loro progetti delle vacanze. 

 C’era chi sarebbe andato al mare, chi in montagna, chi in campeggio con l’oratorio…

 Amina invece se ne stava a osservare la scena in disparte, sentendosi sullo sfondo a quel clima festoso, che in lei provocava un po’ di malinconia. Un po’ perché si trovava in Italia da poco più di un anno e ancora faceva fatica a comprendere le parole dei suoi compagni, che chiacchieravano sempre troppo in fretta, e un po’ perché non aveva nessuno con cui condividere degli impegni per i mesi a venire. I suoi compagni erano gentili, ma li conosceva da troppo poco tempo per poterli considerare amici e, anche se non le sarebbe dispiaciuto poterli frequentare al di fuori delle ore scolastiche, nessuno l’aveva mai invitata a casa loro, nemmeno per studiare o per fare merenda insieme. E poi, ammesso anche che la coinvolgessero nei loro discorsi, che cosa avrebbe potuto raccontare, se non che avrebbe dovuto trascorrere lunghe e noiose giornate estive in compagnia di una babysitter ventenne che passava la maggior parte del suo tempo attaccata al  telefonino o  a pitturarsi le unghie? 

 Amina aveva cercato di spiegare ai suoi genitori che, a nove anni, era ormai troppo grande per aver bisogno di una ragazza che la controllasse tutto il giorno, e che poteva benissimo cavarsela da sola, ma loro non avevano voluto sentire ragioni e per questo avevano già domandato a Martina, la ragazza che si occupava di lei nei finesettimana, la sua disponibilità a curarla anche nei mesi estivi, e la ragazza non si era fatta sfuggire l’opportunità. 

 Era proprio in quei momenti che Amina rimpiangeva la sua vita passata, trascorsa in un paesino della Libia, una vita nella quale non aveva bisogno di persone che l’accudissero; una vita diversa, in cui era piena di amici e di persone che le volevano bene, come l’anziana nonna, che le raccontava storie e leggende dei suoi antenati; o la cugina Aisha, che era anche la sua migliore amica; oppure la maestra, che le diceva spesso che era una bambina sveglia e intelligente. Qui nessuno glielo aveva mai detto, anzi, era stato molto difficile riuscire a restare alla pari con gli studi, e per la maggior parte dell’anno era stata affiancata da un’insegnante, che si dedicava totalmente a lei e l’aiutava a leggere, scrivere correttamente e a imparare l’italiano. Se nel suo paese si considerava una delle alunne più brave, qui era già tanto se sarebbe stata promossa con una misera sufficienza in tutte le materie.

 L’unica volta che aveva osato confidare la nostalgia per il suo paese ai genitori, la madre le aveva spiegato, senza riuscire a trattenere qualche lacrima, che venire in Italia era stato necessario: nella loro patria c’erano persone cattive che avrebbero potuto fare loro del male, e perciò era diventato molto pericoloso rimanere lì. Le disse anche che erano stati molto fortunati, perché durante la traversata del mare erano riusciti a sopravvivere e che ora, grazie all’aiuto dello zio, che abitava in quella città già da qualche anno, avevano trovato un buon lavoro, lei come badante e suo padre come aiuto cuoco in una trattoria. 

 Amina aveva annuito mentre, con la mente, aveva rievocato quei terribili giorni, nei quali aveva dovuto abbandonare la sua casa, i suoi giochi, i suoi affetti e, assieme alla madre e al padre, era salita su un gommone per poi affidarsi alle onde del mare. Per fortuna il tempo era sereno, ma ricordava ancora quel senso di nausea dato dal continuo movimento delle onde e quel silenzio carico di paura mista a speranza. Così come di quelle acque così scure, profonde e minacciose. Per non parlare di quegli uomini sconosciuti che, a tratti, le cadevano addosso rischiando di soffocarla. E del sollievo che si era propagato tra loro una volta avvistato uno sfuocato lembo di terraferma, in un orizzonte ancora lontano per poter essere considerati totalmente al sicuro. 

 La madre in fondo aveva ragione, erano stati fortunati, come non poteva di certo lamentarsi del grande aiuto che aveva fornito loro lo zio, il fratello di sua mamma, che aveva pagato di tasca sua i primi mesi dell’affitto nella nuova casa e cercato un lavoro per entrambi. Certo, da quando i suoi genitori lavoravano, Amina quasi non li vedeva più, se non qualche ora alla sera. Quando stavano in Libia il padre lavorava molto di meno, e la madre rimaneva sempre a casa a occuparsi delle faccende domestiche, mentre ora capitavano dei giorni nei quali a malapena si scambiavano qualche parola. A sentir loro, però, ora si trovavano in un posto sicuro e tranquillo, ed era la cosa più importante. 

 Da quel giorno in poi non aveva più osato lamentarsi, sia per non far soffrire la madre, sia perché non voleva sembrare una bambina viziata e capricciosa, anche se, in quell’ultimo giorno di scuola, alla nostalgia della sua vecchia vita si aggiunse la triste consapevolezza della lunga estate noiosa che sarebbe stata costretta ad affrontare.

2 commenti:

  1. Complimenti sia per la storia che per il ritratto del passato di Amina. Mi piacerebbe sapere il prosieguo della storia.

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    1. Grazie Little Pigo :-)
      Il prosieguo della storia verrà pubblicato ogni lunedì!

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