lunedì 7 maggio 2018

La lanterna dell'amicizia- Un messaggio misterioso

Cari lettori, oggi prosegue la pubblicazione della mia breve storia per bambini: ogni lunedì pubblicherò un capitolo e oggi è la volta del secondo, dal titolo "Un messaggio misterioso". Buona lettura! 

 

Purtroppo le previsioni di Amina si rivelarono fondate: erano quasi passate due settimane dalla fine della scuola e non si era mai annoiata così tanto in vita sua. Trascorreva quasi tutte le sue giornate in casa, con Martina che occupava le ore che avrebbe dovuto trascorrere giocando con lei o chattando con il fidanzato o guardando alla televisione programmi noiosissimi in cui la gente urlava e litigava fra loro. 


  Per cercare di far passare il tempo aveva iniziato a disegnare, ma quando i pennarelli si erano del tutto scaricati aveva scelto di ascoltare un po’ di musica. Non aveva il coraggio di chiederne di nuovi ai suoi genitori, perché sapeva che facevano molta fatica a mettere da parte i soldi per mangiare, pagare l’affitto della casa e la sua babysitter. Peccato che quel giorno Martina avesse deciso di portarsi da casa dei libri da studiare e perciò, dopo appena un minuto, le aveva intimato di spegnere la radio e di mettersi zitta e tranquilla da qualche parte. Così alla bambina non era rimasto altro da fare che guardar fuori dalla finestra in silenzio. Purtroppo però non capitava mai niente di interessante da osservare: abitava al secondo piano di un condominio della periferia nord di Milano e purtroppo la sua visuale era occupata soprattutto dalla grandezza dei palazzi che sorgevano attorno al suo, e che si innalzavano verso il cielo come montagne tutte colorate di grigio.

La sera precedente, però, qualcosa aveva scosso la solita monotonia: si era infatti tenuta una grande festa di quartiere, in onore del solstizio d’estate, e Amina aveva passato quasi tutta la serata a guardare le persone che passeggiavano felici per i marciapiedi e ad ascoltare la musica festosa le cui note venivano trasportate dal vento, a volte con forte intensità, a volte in modo più lieve. 


  Avrebbe tanto voluto partecipare anche lei, ballare al ritmo di quelle note; ridere assieme a quei ragazzini che non conosceva; assaggiare quei dolcetti che venivano venduti in una bancarella allestita per l’occasione proprio nel bel mezzo della strada, in quel momento chiusa al traffico delle automobili. I suoi genitori però non le avevano concesso il permesso di uscire da sola e loro erano tornati dal lavoro che era quasi mezzanotte, ed erano troppo stanchi per uscire a festeggiare insieme a lei. L’arrivo della sua famiglia aveva sollevato la babysitter, che li stava aspettando proprio per correre alla festa con il suo fidanzato, dopo essersi rifiutata di accompagnare prima la bambina perché doveva studiare: Amina provò a chiederle se poteva unirsi a loro, ma la ragazza le aveva risposto che era troppo piccola per uscire a quell’ora. Una scusa che voleva nascondere il suo desiderio di poter stare da sola con il suo ragazzo senza averla tra i piedi.


  E così alla bambina non era rimasto altro da fare che continuare a guardare lo svolgersi della festa dalla finestra della cucina, incurante dei richiami della madre che la voleva a letto: quando ormai, stanca e sconsolata, stava per voltarsi per andare a dormire, aveva visto nel cielo tanti puntini colorati, che l’avevano lasciata senza fiato. Dopo qualche istante di stupore si era accorta che, in verità, non erano puntini veri e propri: socchiudendo gli occhi la bambina si era resa conto che sembravano dei piccoli palloncini volanti con una luce brillante al loro interno; Amina li aveva guardati affascinata volare nel cielo, desiderando essere come loro, libera di andare dove voleva senza chiedere il permesso a nessuno; libera di potersi divertire esplorando il mondo circostante e di potersi fare nuovi amici. Quando ormai il puntino più grande era diventato minuscolo, quasi invisibile agli occhi, aveva prima chiuso definitivamente le finestre e poi abbassato la tapparella, infine raggiunto la stretta camera dei genitori, dove in un cantuccio l’aspettava il suo letto.



  Il mattino seguente tutto era tornato alla normalità e l’unico evento diverso dal solito era rappresentato da alcuni signori che stavano velocemente pulendo le strade e i marciapiedi dai residui della festa precedente. Cercando di soffocare uno sbadiglio, Amina stava quasi per voltarsi dalla finestra e chiedere a Martina di poter giocare con lei (magari quando aveva finito di studiare) quando uno strano oggetto attirò la sua attenzione, obbligandola a voltarsi nuovamente verso la finestra.

Nel cortile del condominio, infatti, giaceva, seminascosta da un cespuglio, una strana macchia bianca, tutta arrotolata su se stessa. Con la scusa di scendere da basso per poter recuperare una palla, che Amina aveva volontariamente fatto cadere dalla finestra, la bambina riuscì a raggiungere quella strana cosa e, avvicinandosi piano piano,  provò a toccarla con un rametto, quasi impaurita che potesse in qualche modo prendere vita e magari farle del male. Ma dopo averla mossa Amina capì che non si trattava di nulla di strano, se non che il residuo di uno di quegli strani palloncini che volavano nel cielo, e che ora giaceva sgonfio e ripiegato su se stesso, privo dell’energia della sera precedente. Chissà perché: forse dopo un po’ aveva perso quota ed era atterrato proprio nel suo giardino. Ma la cosa che più incuriosì la bambina fu la presenza di una busta attaccata a quella stoffa. 


  Sempre più sorpresa Amina la strappò, la prese in mano, rendendosi conto immediatamente che conteneva qualcosa, se la ficcò in tasca e corse di nuovo in casa con il pallone, timorosa che Martina potesse affacciarsi da un momento all’altro dalla finestra per chiederle il motivo di tanta lentezza.


  Quando poi, alla sera, la bambina riuscì a trovare un momento di tranquillità (la mamma stava cucinando, mentre il papà guardava la televisione), tirò fuori incuriosita la busta, la osservò per qualche istante, come se avesse paura di quello che avrebbe potuto scoprire al suo interno, e infine decise di aprirla. Dentro trovò un’altra busta e, pensando che fosse uno scherzo, l’aprì con la consapevolezza di non trovarvi nulla. E invece, dalla seconda busta, sbucò fuori un foglietto ripiegato su se stesso che, quando fu aperto, rivelò la seguente scritta: “Vorrei un’amica… e tu?” seguita da un indirizzo.

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